Convegno “mezzogiornoeuroPA” – Palermo, 27 giugno 2014

È doveroso da parte mia ringraziare gli illustri ospiti pervenuti a questo convegno, in particolar modo il Signor Sindaco Leoluca Orlando e il Sottosegretario di Stato Simona Vicari, l’onorevole Fulvio Bonavitacola e il dirigente regionale Vincenzo Falgares, tutti gli altri relatori brillantemente intervenuti a questo convegno, che aveva come scopo quello di proporre un quadro chiaro e conciso delle prospettive e delle possibilità provenienti dalla nuova programmazione 14-20 dei fondi europei.

Un settennio quello 14-20 che ci si augura, almeno in Sicilia e al meridione tutto, possa rivelarsi migliore dello scorso vissuto, durante il quale il mancato o il diverso utilizzo dei fondi a disposizione l’hanno fatta da padrone, in un mortificante e inaccettabile contesto di sprechi e occasioni mancate, specie per chi come noi vive in una terra, la Sicilia ma più in generale il mezzogiorno d’Italia, dove nuove realizzazioni e riqualificazioni risultano essere necessità quotidiane, passando dalle strutture ricettive alle infrastrutture e fino ad ogni opera di pubblica utilità.

Il rilancio del settore, ma più in generale il rilancio dell’economia del Paese, passa anche da questi strumenti a disposizione, troppo spesso mal gestiti dalle istituzioni preposte, da mala burocrazia e mala politica, una politica perennemente litigiosa, inoperosa, insensibile e in molti casi, ancora peggio, inadeguata e impreparata ad affrontare le reali esigenze del territorio.

L’Italia negli ultimi anni è stata capace non solo di ridurre drasticamente la spesa pubblica per la realizzazione di opere e infrastrutture e di tagliare gli interventi manutentivi degli edifici storici e delle scuole, ma cosa più grave siamo stati capaci di rimandare indietro ingenti somme provenienti dalla comunità europea a causa del mancato utilizzo, e in alcuni casi limite addirittura pagare sanzioni per aver differito tali somme in altre voci di spesa corrente, stabilizzazione precari ecc.. così che in Irlanda ci prendono in giro chiamando “italian highways” le loro autostrade più recentemente realizzate grazie ai fondi europei tornati indietro per mancato utilizzo, soprattutto per incapacità nel captarli, i quali per la stragrande maggioranza provengono proprio dal nostro paese.

Necessita una svolta politica e culturale, riforme operative consistenti e semplificazioni sostanziali, tese a rendere celeri le tempistiche per ottenere autorizzazioni e pareri necessari alla realizzazione di un’opera. Necessita l’esclusione dai vincoli del patto di stabilità delle parti co-finanziate da stato e regioni sui fondi europei. Necessita individuare procedure urbanistiche e ambientali correlate alla rapida cantierizzazione degli interventi finanziabili. Necessita la diretta presa di responsabilità della politica non più solo sui pochi meriti ma anche e soprattutto sui tanti demeriti che hanno portato il settore delle costruzioni, e conseguentemente l’economia tutta del paese ad uno stato di dissesto generale, di sfiducia e paura costante, di incapacità ad arrivare alla fine del mese.

L’Italia si ritrova oggi al secondo posto per risorse messe a disposizione dalla Comunità Europea, con il 75% circa di esse destinate proprio al Centro Sud, in un programma che prevede interventi sostanziali su occupazione, istruzione, ricerca e innovazione, infrastrutture e legalità. Persino associazioni datoriali private proprio come l’ance si sono prodigate affinchè la cosa pubblica venisse resa pienamente edotta sulle norme e i dettami relativi ai fondi europei. In sicilia siamo arrivati alla 4° edizione dei corsi di euro progettazione destinati a funzionari e dipendenti pubblici, a dimostrazione dell’enorme grado di interesse sull’argomento. Il tutto con l’auspicio che a fronte di tanta formazione emergano nuove competenze e rinnovate capacità operative: noi il nostro l’abbiamo fatto, ora sta a voi!

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L’edilizia rappresenta ovunque il volano dell’economia di un paese: gli stati uniti sono ripartiti dall’edilizia, l’Est Europa è ripartito dalle ricostruzioni, pure i paesi emergenti di Sud Africa e Sud America hanno investito con successo nella realizzazione di piccole e grandi opere. Edilizia non significa solo imprenditori e collaboratori: edilizia significa produttori di manufatti, professionisti, trasportatori, specialisti, un enorme indotto direttamente collegato ad un settore massacrato dalla insistente crisi economica mondiale. Edilizia significa la casa, il bene primario di ogni cittadino, significa strade sicure, significa ospedali e scuole, le scuole dove formare la cultura di un paese. Edilizia significa avere la forza e il coraggio di uscire dai luoghi comuni e dagli stereotipi su “l’imprenditore cattivo, sfruttatore, evasore e milionario”, specie in un paese come l’Italia caratterizzato per il 98% da piccole e micro imprese, da artigiani, da piccole e medie strutture dedite a creare occupazione, a fronte di grandi imprese impegnate in quei mega appalti come il MOSE e l’Expo dove scientemente tutto viene fatto in deroga alla miriade di regole, che invece i piccoli e medi sono tenuti a rispettare in un contesto di chiara concorrenza sleale per facilitare alla fine non solo l’esecuzione ma anche e sopratutto la distorsione di somme in tangenti e altri scandali.

È il momento di svoltare: l’Italia è al cosiddetto punto di non ritorno, sull’orlo del baratro ma che contemporaneamente rappresenta un possibile punto di svolta. Puntare sul recupero e rinnovamento urbano è allo stesso tempo una necessità e un’occasione di rilancio dell’economia. La lotta all’evasione fiscale non può rappresentare l’unica forma adottata per riprendere l’economia del paese, ma va abbinata ad un serio piano di investimenti su tutto il territorio, in particolar modo al meridione dove la domanda risulta essere triplicata. In questo scenario la regione Sicilia si colloca come fanalino di coda nella speciale classifica dell’inefficienza: ci si ritrova con un meraviglioso privilegio chiamato autonomia regionale che sempre più negli anni, ahinoi, si è rivelato un’autentica arma a doppio taglio, a causa di una gestione da parte della politica indisponente e inopportuna. Uno strumento quello dell’autonomia che se ben applicato potrebbe consentire provvedimenti brillanti e con tempistiche accelerate, con l’unico scopo di creare ricchezza diffusa in una terra che da sempre mostra un enorme potenziale inespresso. Una terra la Sicilia che storicamente ha dimostrato le proprie capacità nell’accogliere tutti i macro settori economici cardine di un paese: dal turismo all’industria, dall’agricoltura al commercio, dal manifatturiero ai servizi. Servono strumenti certi affinchè tutto ciò non vada perso, mettendo anche in condizione investitori non locali e stranieri che puntano ad investire le proprie risorse in questa terra di non trovare ostacoli e assurde problematiche che, come oggi troppo spesso accade, portano a desistere e a mollare ogni proposta di sviluppo.

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Ci eravamo illusi qualche tempo fa di riuscire ad ottenere un dialogo continuo e produttivo con la Regione Sicilia, ci eravamo illusi di poter assistere ad una svolta epocale del sistema, tesa a creare nuove regole per debellare lo stillicidio dei forti ribassi negli appalti pubblici, considerati “sospetti” dai vertici regionali stessi e che per bocca del Presidente in persona necessitavano di maggiori controlli e nuove procedure. Siamo ancora in attesa di accertare nuove competenze negli uffici preposti, figure consone ai delicati aspetti loro demandati e rinnovate capacità operative.

È ora di dire basta: basta al poco lavoro, basta ai ritardati pagamenti, basta ad una pressione fiscale divenuta insostenibile, basta alla poca vigilanza sulle grandi opere che porta ad infiltrazioni mafiose, basta ai fondi comunitari tornati indietro, basta con gli incarichi senza competenze specifiche e basta con gli sprechi della politica.

Noi andiamo avanti, ancora spinti da quello spirito di sacrificio e dedizione nel credere in questo mestiere, aiutandoci con strumenti come l’associazionismo, la forza dell’associazionismo, la ricchezza del confronto e del crescere insieme, che ci portano ad organizzare eventi del genere ancora convinti di aiutare il paese a ripartire.

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